“Il processo di fusione tra Baricella e Malalbergo è nato male e sta continuando ancora peggio. Per questo andare a referendum è assolutamente insensato visto che i cittadini sono stati trattati non come persone capaci di intendere e di volere ma come marionette da condizionare attraverso un’informazione fuorviante e costretti a subire vere e proprie campagne di marketing”. Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, commenta così il via libera dell’Assemblea Legislativa al referendum consultivo del prossimo ottobre sul progetto di fusione tra i comuni di Malalbergo e Baricella.
“Di tutti i progetti di fusione che hanno avuto l’ok oggi dall’Assemblea Legislativa, quella tra Malalbergo e Baricella è sicuramente il peggiore. Un percorso nato male, proseguito peggio, approssimativo e raffazzonato. Non solo: questi mesi abbiamo assistito a un’informazione da parte delle amministrazioni coinvolte, fuorviante, palesemente sbilanciata nei confronti delle ragioni del sì, per di più rivolte a un progetto di fusione improvvisato dopo il ritiro all’ultimo minuto di una delle tre amministrazioni comunali coinvolte – spiega Silvia Piccinini – Il MoVimento 5 Stelle non è pregiudizialmente contrario alle fusioni. Ma questa in particolar modo sembra voluta soltanto per aggiungere una pallina al pallottoliere dei comuni fusi del presidente Bonaccini che si posto come obiettivo elettorale quello di passare da 341 a 300 comuni in regione. Lo spazio di confronto che i sindaci dei due Comuni hanno fatto nascere su Facebook, che dovrebbe informare sul progetto di fusione, in realtà è vergognosamente schierato per il sì come si evince dalla denominazione della pagina stessa ‘il Comune futuro, più forti insieme’ e dall’indirizzo di posta elettronica indicato che è, anche in questo caso, un inno alla fusione. Il tutto finanziato con soldi pubblici che dovrebbero servire per informare e non per convincere. Infine, un logo creato ad hoc inneggiante la fusione utilizzato addirittura all’interno delle comunicazioni istituzionali delle due amministrazioni. Ecco perché a nostro avviso questo processo di fusione è stato ampiamente compromesso e per questo abbiamo deciso di votare contro l’indizione del referendum consultivo di ottobre. Sarebbe stato più opportuno fermarsi e magari ripensare questo processo con metodi più democratici invece che cercare con tutti i mezzi di raggiungere un risultato deciso a tavolino dalle maggioranze che governano i due Comuni” conclude Silvia Piccinini.