Convegno sanità a Ferrara: ecco l’intervento di Raffaella Sensoli


Pubblichiamo l’intervento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S e vicepresidente della Commissione Sanità, per il convegno sulla sanità organizzato dall’associazione “Attiva Ferrara” in programma venerdì 27 novembre.

 

Il Servizio Sanitario Nazionale e Regionale deve continuare ad essere un sistema di funzioni, strutture e servizi che ha lo scopo di garantire a tutti i cittadini, senza alcuna distinzione, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione. Nonostante ciò, diversi elementi portano a dubitare che ci sia una volontà pubblica di rispetto del disposto costituzionale, sempre di più sorge il dubbio che lo Stato voglia, dopo aver incassato dalla fiscalità generale i costi per erogare i servizi sanitari, tradire il patto con i cittadini non garantendo a pieno i diritti a chi ha già pagato per avere le prestazioni sanitarie. Succedeva spesso nel passato, e nel presente, ma il rischio grande riguarda il futuro. Nella mia azione di ogni giorno mi adopero affinché la Sanità resti pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità… e il più possibile leggero per le casse dei contribuenti, perché a pagarlo sono loro e non lo Stato che fa una mera operazione di storno, con la Spesa Sanitaria trasformata in un comodo bancomat a cui attingere per ogni necessità di cassa.

Oggi constatiamo che esistono numerose problematiche nel nostro SSN, ai quali si aggiungono altre tendenze ormai strutturali, quali la forte crisi economica, l’invecchiamento della popolazione, la sempre maggiore incidenza di patologie croniche, l’aumento del tasso di sviluppo e la diffusione delle tecnologie di diagnosi e cura, che convergono a portare in futuro ad un aumento dell’incidenza della spesa sanitaria pubblica. Questo scenario non deve portarci ad una arretramento del sistema pubblico ma ad una azione pubblica più forte volta a rafforzare la spesa pubblica in sanità ed al tempo stesso ad agire su tutti i fronti per ridurre la spesa, ma senza intaccare la qualità della risposta pubblica, e qui penso alle innovazioni possibili, quali ad esempio:

  • la sanità elettronica;
  • riconoscere il ruolo determinante della prevenzione e della promozione e tutela della salute con contestuale riduzione dei fattori di rischio modificabili (sedentarietà, fumo, sovrappeso e obesità, ecc.);
  • l’innovazione, in particolare quella legata ai farmaci, il nostro sistema sanitario di fatto utilizza in misura molto ridotta rispetto agli altri Paesi il frutto dell’innovazione del settore farmaceutico, si utilizzano ancora molto farmaci costosi, nonostante siano disponibili farmaci equivalenti e che hanno prezzi notevolmente ridotti.

La spesa sanitaria, se accurata, rappresenta un indirizzo strategico prioritario per il Paese, tenuto conto del fatto che mantenere elevati livelli di salute e qualità della vita delle persone costituisce anche un elemento imprescindibile per lo sviluppo e la crescita economica.

Non è vero che la spesa sanitaria pubblica sta aumentando, in Italia la spesa sanitaria continua a diminuire, secondo quanto riporta il Rapporto Statistico 2014 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

In Italia si spende in sanità decisamente meno rispetto ai Paesi europei più direttamente confrontabili con il nostro Paese e i divari stanno crescendo nel tempo, ciò è quanto emerge dall’analisi dell’X Rapporto Meridiano Sanità della European House Ambrosetti.

Sia a livello nazionale che regionale siamo contro i tagli lineari in sanità, riteniamo che vi siano fronti su cui si può intervenire, ma riteniamo che i risparmi in sanità vadano reinvestiti sugli stessi territori su cui sono effettuati e sempre in ambito sanitario.

Vogliamo una sanità di qualità per tutti perché la salute è un diritto tutelato dalla nostra Costituzione ed è un interesse della collettività.

Un esempio di azione concreta che ho proposto e che va in questo senso è di integrare le liste di prenotazione dei pazienti, in attesa di interventi chirurgici in regime istituzionale, con le specifiche liste di attesa per l’attività chirurgica su libera scelta dell’assistito, istituendo un unico Registro di Prenotazione degli interventi programmabili in ambito ospedaliero, al fine di assicurare un unico tempo di attesa indipendente dalla modalità, ordinaria o in libera professione, scelta dall’assistito. Questa è solo una delle tante proposte avanzate per potenziare la sanità pubblica e dare servizi di qualità all’utenza.

Vogliamo che sia garantito dallo Stato e dalle Regioni un sistema sanitario nazionale pubblico e universalistico, sostenuto dalla fiscalità generale, per tale motivo riteniamo che vada rivisto il sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini rimodulandolo a loro favore.

A mio avviso la Sanità, e penso di rappresentare il pensiero diffuso nel mio Movimento politico, la Sanità deve rimanere pubblica per quanto attiene alle strutture fondamentali, perché solo questo sistema, basato sulla fiscalità generale, può garantire i servizi essenziali.

L’art. 32 della Costituzione al primo comma stabilisce che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” ma, purtroppo, il nostro governo e buona parte dei politici e amministratori della nostra Regione lo interpretano a modo loro inserendovi un termine che non c’è, dandone la seguente traduzione: “La Repubblica contribuisce a tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo”.

Io penso che la carta Costituzionale non vada interpretata, ma rispettata secondo il suo valore letterale e secondo il suo spirito originario, dove non c’è il termine “contribuisce” ma solo ed esclusivamente il termine “tutela” che dà al nostro sistema sanitario una sua valenza pubblica, equa ed universalistica.

Bisogna che il dato letterale dell’art. 32 non sia smentito dai fatti.

[1] La quota di Prodotto interno lordo italiano relativa alla spese sanitarie era del 9.2% nel 2012. Si tratta di una percentuale molto vicina alla media dei Paesi Ocse (9.3%), ma molto più bassa ad esempio di quella degli Stati Uniti (che ha speso il 17.7% del Pil per la sanità sempre nel 2012) e di altre nazioni come Paesi Bassi (11.8), Francia (11.6), Svizzera (11.4) e Germania (11.3). In valori di spesa pro capite in dollari americani a parità di potere d’acquisto, l’Italia spende 3.209 dollari, mentre la media Ocse è di 3.484 dollari.

 

Raffaella Sensoli