Una Grande Opera inutile: nessun vantaggio per i cittadini ma solo per IREN, aumento considerevole dell’inquinamento atmosferico, timore per le ripercussioni che potrebbero esserci per l’economia del territorio. Il MoVimento 5 Stelle dice no al maxi impianto di biometano che dovrebbe sorgere a Gavassa, al confine tra i comuni di Reggio Emilia e Correggio. Un impianto da oltre 60 milioni di euro che avrà la capacità di trasformare in biometano circa 100mila tonnellate l’anno di rifiuti organici raccolti nelle province di Reggio, Parma e Piacenza e che ieri è stato al centro di un incontro molto partecipato proprio a Correggio.
“Si tratta dell’idea sbagliata fatta nel posto sbagliato – spiegano Giulia Gibertoni e Maria Laura Mantovani, rispettivamente consigliera regionale e portavoce al Senato del MoVimento 5 Stelle – I tanti dubbi dei cittadini riguardo a questo progetto sono tutti legittimi e devono rappresentare la base per fermare la realizzazione di un’opera che come al solito in questa regione servirà solo per aumentare il business delle multiutility a totale svantaggio del territorio e dei cittadini. Un’alternativa sarebbe quella di abbandonare subito questo maxi impianto per realizzarne tre di piccole dimensioni nelle tre province di Reggio, Parma e Piacenza, in modo da contenere l’impatto per i territori. In quella di Reggio, per esempio, c’è l’area del depuratore e impianto di compostaggio di Mancasale adatta a questa finalità”.
Per gli esponenti del MoVimento 5 Stelle, infatti, le criticità maggiori riguardano soprattutto l’aumento considerevole della mole di traffico necessario per permettere ai camion di raggiungere l’impianto, oltre che l’impatto sulla salute causato dalle sostanze che potrebbero essere sprigionate durante la trasformazione dei rifiuti.
“L’impatto per il territorio temiamo sia davvero imponente – spiega Giulia Gibertoni – Si parla già del passaggio di oltre 100 camion al giorno che rappresentano per una zona che dovrebbe puntare molto sulla qualità della produzione agricola ed enogastronomica dei prodotti tipici un carico davvero eccessivo”.
“Ancora una volta si cerca di coprire sotto la maschera di un finto ambientalismo un intervento che invece è puro business per le aziende che gestiscono questo tipo di impianti – aggiunge Maria Laura Mantovani – Impianti che non produrranno nessun vantaggio per i cittadini della zona ma solo disagi e difficoltà”. “Questo maxi impianto va fermato anche perché poggia su una doppia contraddizione – conclude Giulia Gibertoni – ovvero che per alimentare un digestore che produce gas metano siano necessari tanti mezzi alimentati con motore a scoppio e che poi l’energia sia utilizzata per far viaggiare altri mezzi con motore a scoppio”. “Più che vantaggi ambientali, questo progetto sembra molto più il prodotto di una distorsione causata da un sistema di incentivi sbilanciato: è una Grande Opera inutile, va fermato subito” concludono le due portavoce M5S.