Videosorveglianza fatiscente, sia esternamente che internamente, al carcere Sant’Anna di Modena con un evidente pericolo per la sicurezza. È quanto Giulia Gibertoni ha denunciato nel corso dell’audizione del Garante dei detenuti che si è svolta questa mattina all’interno della Commissione per la parità e per i diritti delle persone.
“Purtroppo sembra che i problemi all’interno del carcere di Modena siano praticamente senza fine – spiega Giulia Gibertoni – Secondo quanto ci è stato segnalato sembrerebbe che tutto l’impianto di videosorveglianza, sia all’interno che all’esterno dell’istituto penitenziario, sia di fatto inutilizzabile tanto che quella che doveva essere la ‘sala regia’, dove era possibile osservare le immagini trasmesse da tutti gli impianti, sarebbe da tempo adibita a semplice magazzino o comunque usata per altre destinazioni e addirittura di stato di abbandono”.
Ma non è finita qui: Giulia Gibertoni durante la commissione di questa mattina ha evidenziato anche un altro problema, quello dell’assenza lungo il perimetro del carcere delle benché minime strumentazioni per l’anti- scavalcamento e l’anti-intrusione. “Se queste informazioni fossero confermate di fatto ci troveremmo davanti a una situazione che vede il carcere di Modena come totalmente insicuro sia internamente che esternamente – aggiunge Giulia Gibertoni – Una situazione francamente insostenibile, a cui si aggiungono i casi di TBC che si sono verificati e le condizioni critiche a cui è costretto il personale di polizia penitenziaria, sulle quali adesso vogliamo che venga fatta luce al più presto. Visto che si tratta di una struttura nella quale fino a pochi giorni fa dovevano trovare spazio persino i detenuti mafiosi in regime di 41-bis – ipotesi ora fortunatamente scongiurata – il fatto che le telecamere di sorveglianza siano di fatto un ornamento d’arredo più che uno strumento effettivo di controllo ci sembra incredibilmente grave”.