8 marzo, Gibertoni (M5S): “Nei Cda delle aziende partecipate della Regione alle donne solo 26 posti su 119. Cambiare gli statuti”

“Nei consigli d’amministrazione delle aziende partecipate dalla Regione Emilia-Romagna siedono appena 26 donne su 119 posti disponibili tra membri del cda e presidenza. Una sproporzione enorme che la dice lunga su quanto sia ancora lontana la parità di genere sia nelle aziende pubbliche che in quelle private. Per questo crediamo che la Regione debba pretendere una modifica degli statuti di queste aziende in modo da poter effettivamente garantire il rispetto di questo principio”.

È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta che, in occasione della festa dell’8 marzo, mette sotto i riflettori la presenza femminile all’interno delle aziende partecipate della Regione Emilia-Romagna, in particolare riguardo ai ruoli di vertice (presidenza) e membri dei consigli di amministrazione. “Spulciando tra l’elenco delle società di cui la Regione detiene quote di partecipazione emerge che su 119 rappresentanti le donne presenti sono appena 26 realizzando di fatto una netta prevalenza del genere maschile, in pratica il 21% del totale – spiega Giulia Gibertoni – Si tratta di numeri e cifre a dir poco mortificanti e che dimostrano quanto, nonostante le dichiarazioni di intenti e le promesse dei nostri amministratori, la parità di genere sui luoghi di lavoro sia in termini di opportunità che di retribuzione sia ancora molto lontana”. Tra le aziende partecipate citata nell’interrogazione di Giulia Gibertoni troviamo TPER, APT, Bologna Fiere, Aster e altre realtà economiche molto importanti per l’economia regionale.

“Pur essendoci dei ruoli di vertice affidate a donne, la sproporzione con la componente maschile è evidente ed inequivocabile. “Il difensore civico ha già richiamato, anche su nostra segnalazione, alcuni Comuni dell’Emilia-Romagna che in barba ad una legge dello Stato continuano a non assicurare parità di genere all’interno delle proprie giunte. Allo stesso modo crediamo che anche la Regione debba fare altrettanto con le aziende in cui detiene una partecipazione. Per questo – conclude Giulia Gibertoni – serve un reale rispetto della parità di accesso tra uomini e donne alle cariche statutarie, anche attraverso la proposta di modifiche agli statuti, nell’accompagnamento delle logiche di rispetto della rappresentanza di genere”.